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IL BLOG DI PRO RETT RICERCA

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Quasi più di un anno e mezzo fa io e Gemma ci siamo avvicinate alla Musicoterapia Dinamica. Gianni ci ha accolte da subito con calore e con calore ha alimentato costantemente il suo rapporto con Gemma. Il loro dialogare con e nella Musica ha permesso a Gemma di crescere e svilupparsi nei suoi limiti. Gianni è stato sempre attento ai segnali di Gemma, ha colto le sfumature, i piccoli dettagli. Ha fatto sì che Gemma, quasi inconsapevolmente e in maniera rilassata, riuscisse a "coordinare" il respiro. Ha permesso che, motivata dall'effetto sonoro del pianoforte o del tamburo e dalla "nascosta" capacità di emulazione, continuasse a sforzarsi a usare le mani. Le ha dato la possibilità di concentrarsi senza pretese e nel rispetto dei suoi tempi. La Musicoterapia Dinamica è qualcosa di complesso che non va semplificata nella parola Musica e non va temuta per la parola Terapia. Da parte mia vorrei solo consigliare di cogliere la sua complessità nella parola Dinamica e scegliere di avvicinarsi ad essa  perché è, tra le tante cose, una Risorsa per tutti noi. Leggete l'articolo di Gianni Cipriani...

La terapia musicale può avere un ruolo attivo per il bambino affetto da sindrome di Rett, favorendone la stabilizzazione e lo sviluppo. Il processo di co-creazione ed elaborazione musicale, all’interno della relazione tra paziente e terapeuta, può essere efficace e condurre a dei risultati attraverso la corrispondenza e la condivisione di forme vitali (Stern, 2012) in un processo musicale continuo di ri-regolazione (Haslbeck, 2014). L’elaborazione musicale e il canto diretto in una relazione musicoterapica possono fornire una riflessione vitale nella prevenzione di ulteriori disturbi della comunicazione contribuendo inoltre a una stimolazione del linguaggio; l’intervento diventa utile quindi, soprattutto in termini di pacificazione e stabilizzazione (Haslbeck, 2012a; Standley, 2002).
La nascita con disabilità può causare stress nel bambino e alterare il suo successivo sviluppo. I genitori si trovano, pertanto, ad affrontare numerosi problemi e spesso vivono nell'incertezza circa lo sviluppo del figlio; paura e dolore possono influenzare negativamente il processo di attaccamento genitore-figlio (Baum, Weidberg, Osher & Kohelet, 2012).
L’intervento terapeutico si propone di contribuire alla crescita globale del paziente attraverso il potenziale comunicativo della terapia musicale che trova coesione nell’approccio creativo tramite il suono e l’elaborazione di questo.
PRESA IN CARICO
La presa in carico prevede un colloquio informativo con i familiari e con l’equipe medica di riferimento al fine di raccogliere un’anamnesi dettagliata, verificare ulteriori trattamenti in corso e porre le premesse per un lavoro di équipe con specialisti e operatori che periodicamente si prendono cura del bambino. I primi incontri vengono considerati di valutazione per individuare ulteriori possibili obiettivi, definire metodologia di lavoro più specifica e criteri valutativi.
METODOLOGIA DI LAVORO
L’attività è proposta con l'ausilio di strumenti a corde, a tastiera, a percussione e strumentario Orff; il bambino sarà coinvolto in maniera attiva (quindi essenzialmente pratica) nel processo di creazione musicale, in giochi di improvvisazione, sonorizzazione di luoghi e stati d'animo e creazione di canzoni. Il bambino suonerà, nei limiti delle proprie possibilità, gli strumenti a disposizione con il terapeuta cercando di creare con esso una relazione nella quale potersi sperimentare e crescere; avendo così l’opportunità e lo spazio per sviluppare le proprie capacità espressive e di elaborazione emotiva.
“In un contesto non strutturato, l’improvvisazione clinica, attraverso l’utilizzo di un canale non verbale, permette la costruzione di una traiettoria condivisa d’interazione anche di fronte ad una potente o assoluta iporesponsività” (Giusti & Suvini, 2013). L’intervento sarà caratterizzato principalmente dalla libertà individuale del bambino che è sarà quindi in grado di portare in seduta i propri elementi interni. Questi verranno elaborati musicalmente permettendo un’esplorazione determinante degli elementi affettivi. Durante la prima fase del trattamento (e non solo) è prevista la partecipazione attiva della madre in quanto, la preferenza dell’infante per la voce della madre e l’utilizzo del contatto oculare con essa all’interno del setting terapeutico, uniti all’elaborazione musicale all’interno della relazione, nel gioco e, in generale durante la seduta, possono determinare positivamente la maturità neurologica.
Appellandosi a numerose ricerche in campo neuroscientifico, Stern sostiene l’esistenza di una “integrazione multisensoriale” già in una fase molto iniziale dell’elaborazione corticale. In diverse aree del cervello sarebbero diffusi “neuroni multisensoriali”, capaci cioè di rispondere agli stimoli appartenenti a più di una modalità multisensoriale.
In questa direzione la comunicazione non verbale delle interazioni tra madre e bambino (e terapeuta/bambino), mette in evidenza la condivisione di esperienze reciproche che passano non soltanto da una imitazione fedele dell’esperienza, ma principalmente si basano su una imitazione selettiva che Stern chiama “sintonizzazione affettiva”. La madre e il terapeuta si relazionano con il bambino da una modalità sensoriale all’altra, dall’azione al suono, alla parola, mantenendo tuttavia una essenziale corrispondenza tra le loro forme vitali e quelle del bambino.
OBIETTIVI GENERALI
L’intervento musicoterapico nel trattamento della Sindrome di Rett ha come obiettivo generale il porre la relazione al centro dell’intero percorso. In particolare, attraverso l’utilizzo del dialogo sonoro, si strutturano esercizi-gioco che consentano, a seconda delle caratteristiche individuali, delle capacità pregresse, così come delle eventuali comorbilità, l’acquisizione, il mantenimento e il potenziamento delle capacità espressive e relazionali dei soggetti coinvolti. Nei casi più gravi, l’intervento si struttura soprattutto in forma di musicoterapia ricettiva, cioè basata sull’ascolto musicale.
Il terapeuta assisterà il paziente nel proprio progetto espressivo, consentendogli quindi di veicolare i messaggi provenienti dalla propria sfera emotiva e dalla reazione corporea generale. Il lavoro ha diversi obiettivi tra i quali:
-miglioramento delle capacità relazionali del paziente e sperimentazione cambiamenti intra e interpersonali; sarà auspicabile anche un miglioramento nella produzione vocale.
-attivazione e stimolazione delle capacità di base: attenzione, concentrazione, prontezza di riflessi, capacità di imitazione (intersoggettività primaria);
-miglioramento dello sviluppo psico-motorio: il rilassamento, il coordinamento globale e oculo-manuale;
-miglioramento dell’interazione madre-bambino;
-miglioramento dell’arousal;
-miglioramento del coordinamento respiratorio;
La musicalità comunicativa può essere particolarmente efficace nel motivare, coinvolgere e responsabilizzare e, nel corso del trattamento, il processo creativo sarà soggetto quindi a uno sviluppo che si rifletterà nella crescita interna del paziente con il supporto delle figure genitoriali. Trevarthen (2008) scrive che il bambino nasce con un pulsazione intrinseca che gli consente di sincronizzarsi con il genitore che, con voce e gesti improvvisa con lui una proto-conversazione. Quindi, in una seduta di musicoterapia, la sintonizzazione, il canto diretto e l’interazione ritmica, possono aiutare il bambino nella regolazione reciproca, nell’intrasincronizzazione e intersincronizzazione, a respirare più regolarmente e a coordinare i suoi movimenti.
RACCOLTA DATI, VALUTAZIONE E RESTITUZIONE
Le sedute di musicoterapia, previa autorizzazione, verranno video-registrate e analizzate per individuare cambiamenti ed evoluzioni durante il percorso terapeutico. Tali dati potranno essere utili per il confronto con l’équipe al fine di modificare modalità e obiettivi dell’intervento stesso. Ai fini di una valutazione più dettagliata sono state utilizzate schede relative ad aree più o meno specifiche.
PROSPETTO ORGANIZZATIVO
Gli incontri di musicoterapia sono stati svolti all’interno di uno spazio protetto e funzionale all’attività preposta. Un setting specifico e mirato, adibito al solo svolgimento della terapia, consente una maggiore efficacia del trattamento.
Normalmente sono previste sedute a cadenza settimanale di circa 60 minuti.


a cura di Gianni Cipriani
Musicoterapeuta
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Fotografia di 6PM Studio, Roma https://www.6pmstudio.com/

(BIBLIOGRAFIA)

Baum, N., Weidberg, Z., Osher, Y., & Kohelet, D., (2012). No longer pregnant, not yet a mother.

[02. Empirische Studie – Qualitativ]. Journal of Qualitative Health Research, 22, 595–606.
Gooding, L. F., (2010). Using music therapy protocols in the treatment of premature infants: An introduction to current practices. The Arts in Psychotherapy 37, 211-214. Haslbeck, F. (2014).
Creative music therapy with premature infants: An analysis of video footage, Nordic

Journal of Music Therapy, 23:1, 5-35 , DOI: 10.1080/08098131.2013.780091. Haslbeck, F. (2012a).

Music therapy for premature infants and their parents: An integrative review. Nordic Journal of Music Therapy, 21(3), 203–226. DOI: 10.1080/ 08098131.2011.648653. Standley, J.M. (2002).

A meta-analysis of the efficacy of music therapy for premature infants. Journal of Pediatric Nursing, 17(2), 107-113. Standley, J.M. (2001).Music Therapy for the Neonate. Newborn and Infant Nursing Reviews, 1(4),

211-216. Standley, J.M., Swedberg, O. (2011). NICU Music Therapy. Post hoc analysis of an early intervention clinical program.The Arts in Psychotherapy 38(1): 36-40.

Suvini, F., Giusti, M., (2014). Musicoterapia e Autismo. La musicoterapia psicodinamica come terapia della intersoggettività. In Qualità della vita tra mente e corpo a cura di Corrado. G. et al. Firenze: Edizioni Maddali e Bruni. Trevarthen, C. (2008).

The musical art of infant conversation: Narrating in the time of sympathetic experience, without rational interpretation, before words. Musicae Scientiae, (Special Issue), 15-46.

Daniel Stern “Le Forme Vitali” Raffaello Cortina (2012)

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