« 4/47 » 

NOVITà SCIENTIFICHE

Un possibile trattamento per la sindrome di Rett?

Dagli Usa la notizia che un fattore di crescita molto noto potrebbe far regredire i sintomi

Una molecola che promuove lo sviluppo cerebrale potrebbe aiutare a curare la sindrome di Rett senza intervenire sui geni e in tempi forse non lunghissimi. Lo rivela una ricerca condotta in tandem dal Picower Institute for Learning and Memory e dal Whitehead Institute for Biomedical Research, in seno al prestigioso Massachusetts Institute of Technology, a Cambridge, nell’area metropolitana di Boston.

Anziché puntare come altri gruppi, sul gene MECP2 che si ritiene all’origine della malattia, gli americani hanno provato a vedere se fattori biologici o composti noti avessero qualche effetto su animali affetti da una malattia equivalente alla sindrome di Rett. In altre parole, se qualche molecola già a disposizione di medici e scienziati potesse contrastare o mitigare l’assenza del gene. Hanno così scoperto che un fattore di crescita presente nel nostro organismo, il fattore di crescita insulinosimile-1 (Insulin-like Growth Factor-1, IGF-1) aiuta i neuroni degli animali malati a svilupparsi normalmente e fa addirittura regredire alcuni sintomi della loro malattia. Si tratta di una sostanza biochimica piuttosto nota, dalla struttura molecolare simile a quella dell’insulina, che gioca un importante ruolo nella crescita infantile e continua ad avere effetti metabolici anche nella vita adulta: influenza praticamente ogni cellula del corpo umano, in particolare quelle dei muscoli, della cartilagine e dell’osso, di fegato, reni, polmoni e pelle, ed è già utilizzato a scopo terapeutico per disturbi della crescita e per il controllo della glicemia. Ma è anche presente a livello cerebrale, ed è anzi, necessario per la crescita dei neuroni, il loro sviluppo e la formazione di contatti con gli altri neuroni.

“Abbiamo constatato come uno dei principali meccanismi alla base della sindrome di Rett sia il fatto che le sinapsi, i punti di contatto tra i neuroni, attraverso i quali queste cellule comunicano le une con le altre e rendono possibile le attività cerebrali, restano immature, e nella vita adulta hanno una ridotta plasticità, cioè non si adattano e non si modificano, minando il funzionamento della rete neuronale”, spiegano i ricercatori. “Ma abbiamo anche visto che lo sviluppo dei neuroni e la maturazione delle sinapsi possono essere stimolati e incrementati dall’esterno con questo fattore.”

Iniettando un piccolo frammento di IGF-1 in topi modificati geneticamente così da ammalarsi di sindrome di Rett, sono infatti riusciti a migliorare in modo significativo i sintomi caratteristici della malattia. “Il fattore è cruciale per lo sviluppo cerebrale, perché all’interno dei neuroni attiva altre molecole che fanno maturare le sinapsi”, scrivono su un recente numero di Proceedings of the National Academies of Sciences.

Il trattamento sistematico con iniezioni quotidiane del frammento di IGF-1 prolunga la vita di topolini di poche settimane affetti dalla sindrome, migliora le loro funzionalità motorie, la respirazione, e riduce le irregolarità del battito cardiaco. E nel cervello, il fattore favorisce lo sviluppo dei prolungamenti neuronali e la loro plasticità, aumentando il peso della massa cerebrale. L’introduzione in circolo di IGF-1 sembra insomma sopperire, almeno in parte, al malfunzionamento del gene MECP2, indispensabile per la corretta maturazione di neuroni e sinapsi. Anche se per il momento la regressione dei sintomi appare parziale e il fattore risulta curativo ma non risolutivo, si tratta del primo approccio realistico al trattamento dei sintomi della sindrome di Rett. Proprio perché il primo approccio, occorreranno altre conferme prima che il fattore possa diventare una speranza concreta. Ma la fase sperimentale sarà abbreviata e agevolata dal fatto che IGF-1 viene già utilizzato come farmaco.

La ricerca finora si è focalizzata soprattutto sul difetto genetico alla base della gran parte dei casi della malattia, ed è questa la prima volta che si riesce a far regredire i sintomi con la somministrazione di una sostanza chimica, per di più non direttamente correlata al gene difettoso. È possibile, anzi, che il fattore abbia effetti positivi anche in certe forme di autismo, che come la sindrome di Rett hanno alla base una persistente immaturità delle sinapsi.

 

“Stiamo lavorando il più velocemente possibile per mettere a punto un protocollo per la sperimentazione di IGF-1 su bambine malate”, hanno dichiarato i ricercatori poco prima che lo studio venisse pubblicato, “essendo il fattore già disponibile (prodotto con biotecnologie) e approvato per uso farmacologico in pediatria”.

 

Dott.ssa Cristina Barlera

 

PNAS, 2009; 106:2029-2034; doi:10.1073/pnas.0812394106

 

(L’articolo è basato, oltre che sul lavoro originale, su comunicati stampa emessi dal MIT (Massachusetts Institute of Technology)

http://web.mit.edu/newsoffice/2009/rett-0209.html

http://www.wi.mit.edu/news/archives/2009/rj_0209.html

 

La notizia che i ricercatori sono al lavoro per sviluppare un protocollo e iniziare la sperimentazione clinica, è contenuta in un comunicato stampa di Autism Consortium, un altro consorzio di famiglie, istituzioni e laboratori di ricerca dell’area di Boston. Il comunicato è datato 9 gennaio 2009, ma fa riferimento al medesimo articolo.

http://www.autismconsortium.org/press-releases/ac-scientists-publish-study-defining-mechanism-and-potential-treatment-for-rett-syn.html

 



Link: http://web.mit.edu/newsoffice/2009/rett-0209.html

« 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 »