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RELAZIONE DAL MEETING IRSF - CHICAGO 23-25/06/2008


Relazione dal Meeting IRSF

Chicago 23-25 giugno 2008

 



MEETING IRSF 2008 CHICAGO: RIASSUNTO DI ALCUNE COMUNICAZIONI

 

Nel mese di giugno, dal 23 al 25, si è svolto a Chicago il meeting annuale dell’associazione IRSF (International Rett Syndrome Foundation), la fondazione americana nata dalla fusione di IRSA e RSRF.

Ha partecipato anche la dott.ssa Nicoletta Landsberger che ci ha riportato un breve resoconto delle sessioni.

LUNEDI: la prima sessione era riservata e dedicata alla terapia (clinical trial minisymposium); alla sera è stato fatto un breve riassunto.

Di fatto gli argomenti trattati sono stati i seguenti:

1)      Chi deve essere trattato? E’ stato deciso di scegliere i pazienti in base alle correlazioni genotipo/fenotipo e alla storia del paziente. Saranno trattate solo bambine, non adulti Rett. Verranno considerati molti database incluso quello che euroRETT propone di organizzare.

2)      Si devono decidere i valori da settare come punti di riferimento o come scala per stabilire se una cura provoca dei miglioramenti.

3)      Cosa usare come terapia? Sono stati riassunti gli studi fatti fino a ora: folato/betaina (Baylor); DM e Donepezil; Desipramina (che deve partire in Francia a breve e ha effetto sulla respirazione).

4)      Promettenti e nuovi: ampakine (per la respirazione), PTC124 (erano presenti i rappresentanti dell’industria produttrice) per le mutazioni non senso (riportate nella diagnosi clinica con una X). Vale la pena osservare che questo farmaco è in fase clinica con buoni risultati sia per la distrofia di Duchenne che per la Fibrosi cistica. (ndr: Per MeCP2 è un poco più complesso. Per il suo meccanismo d’azione al momento non sappiamo controllare che amminoacido venga messo al posto del codone di STOP (X) e funziona solo sulle mutazioni che non sono sull’ultimo esone. Ora considerato che in genere MeCP2 non tollera cambiamenti di amminoacidi e che è costituito da pochi esoni, si intravedono per il momento pochi casi trattabili e solo per specifiche mutazioni, ma tanto più gli studi vanno avanti tanto più si potrebbe sperare di migliorare le caratteristiche del farmaco).

 

MARTEDI:

Jeff Neul (Baylor) Ricerca che parte dall’osservazione che nelle analisi dei fluidi spinali delle bambine malate i livelli di dopamina e serotonina (neurotrasmettitori) sono diminuiti. Per questo ha preso i topi Bird e ha visto che hanno lo stesso difetto nel cervello quindi riproducono lo stesso difetto neurochimico. Quindi stabilito che il modello è buono ha sfruttato la linea condizionale fatta da Bird per levare selettivamente MeCP2 solo in certe aree e vedere quali difetti sono mantenuti e quali no. Questa ricerca serve quindi a capire quale funzione svolge MeCP2 in una specifica area del cervello. In effetti riesce a separare alcuni sintomi. Si ripromette ora di levare MeCP2 anche da altre aree cerebrali così come di provare la generalità dei risultati con un altro modello di topo della malattia.

 

Hsiao-Tuan Chao (Baylor): concettualmente uguale alla ricerca di sopra ma leva MeCP2 dai neuroni GABAergici. Anche in questo caso si manifestano alcuni sintomi e non altri. Vi sono dubbi sulla rilevanza biologica dei risultati perchè il cervello è fatto da moltissimi tipi di neuroni che lavorano insieme e quindi non si sa se l’alterazione di una sola categoria di neuroni possa incrementare o diminuire gli effetti o comunque alterare il vero risultato.

 

Adachi (Texas) si stanno concentrando sul ruolo di MeCP2 nell’amigdala regione coinvolta nelle emozioni. Qua MeCP2 viene tolto nell’area specifica iniettando un adenovirus che porta la cre ricombinasi. L’iniezione avviene dopo la nascita (quindi fino alla nascita MeCP2 è presente). Il sistema di rimozione di MeCP2 appare efficace. I risultati mostrano che le capacità motorie sono normali mentre i test rivelano animali con diversi livelli di ansia ma normali comportamenti sociali. Ora stanno iniettando un primo farmaco nell’amigdala per vedere se altera i livelli di ansia per comprendere meglio il meccanismo molecolare alla base dell’ansia.

 

 

 Alcune comunicazioni hanno fatto vedere che i neuroni Rett del topo sono ipereccitabili.

 

Macklis (Harvard) Sta facendo nei topi Rett degli studi importanti sullo studio dell’espressione genica a livello di una zona del corpo calloso del cervello in cui i due emisferi comunicano. Sta anche valutando con successo la possibilità di trapiantare precursori neuronali modificati in circuiti neuronali danneggiati.

 

 Qiu (California) Il suo studio parte dall’idea che i livelli di MeCP2 devono essere finemente controllati perchè livelli troppo elevati o troppo bassi di proteina sono patologici. Quindi vuole vedere se l’espressione del gene di MeCP2 varia in funzione dell’attività neuronale. Quindi usa diversi inibitori sui neuroni corticali. I risultati mostrano che la trascrizone di MeCP2 è stimolata dall’attività neuronale. L’esordio tardivo della malattia unito a questi dati sembra suggerire che la proteina MeCP2 medi lo sviluppo neuronale in funzione dell’attività.

 

Gamliel (San Diego)

L’espressione esogena di MeCP2 dimostra bande ad alto peso molecolare che sembrano essere dovute alla sumoilazione (una specifica modificazione post-traduzionale).

Vede in effetti sumoilazione di MeCP2 in vitro e in vivo ma sulla proteina overespressa nelle cellule. Se usa un inibitore di fosforilazione aumenta la sumoilazione di MeCP2 quindi secondo lui c’è un cross talk tra fosforilazione e sumoilazione. Vi sono delle mutazioni Rett che influenzano la sumoilazione. Secondo l’autore poca MeCP2 è sumoilata ma questa modificazione potrebbe avere un importante ruolo regolativo.

 

Chahrour (Baylor)

Ha riportato esattamente i dati presentati nell’articolo di Science appena uscito. Per riassumere brevemente in questo lavoro si compara l’alterazione dell’espressione genica nel modello di topo senza MeCP2 e quello in cui il gene è overespresso per cercare geni target comuni. Il messaggio finale è che contrariamente all’atteso MeCP2 non è prevalentemente un repressore trascrizionale ma un attivatore. Il lavoro ha suscitato molta perplessità e la richiesta di maggiori dati.

 

Seguono 5 comunicazioni sulla respirazione e norepinefrina. In molti dati elettrofisiologici ancora una volta compare un’ipereccitabilità neuronale. Inoltre iniziano a studiare quali enzimi essenziali per sintesi norepinefrina sono limitanti in assenza di MeCP2  e hanno trovato alcune proteine chiave che sembrano essere effettivamente ridotte nei topi modello. Trovato anche uno sbilanciamento tra le sinapsi eccitatorie e inibitorie necessarie per una normale respirazione. Questa alterazione non è tipica solo della regione neuronale deputata alla respirazione e si crede sia comune a diverse aree cerebrali (caratteristica della malattia). C’è stata anche un’interessante comunicazione in cui Bissonette (Portland) ha trattato i topi Rett con NO711 e diazepamina e ha notato un notevole miglioramento del ritmo respiratorio che è ritornato molto simile agli animali di controllo.

 

Sun Ye (California) ha usato il cervelletto di topi di 6 settimane circa per usare una tecnica su larga scala per vedere quali geni (promotori) sono legati da MeCP2. Ha trovato che su circa 17000 geni analizzati MeCP2 ne lega 693. Ha iniziato a caratterizzare quelli che le sembravano più rilevanti e i dati importanti sono che sembrano essere deregolati dei geni codificanti per proteine post sinaptiche e inoltre che MeCP2 è coinvolto nella regolazione di una serie di miRNA importanti per il corretto funzionamento del sistema nervoso.

 

Zhao (USA) E’ di nuovo uno studio sui microRNA dove hanno comparato l’espressione di questi  in neuroni primari ottenuti da cellule staminali con o senza MeCP2. Trovato un discreto numero di miRNA che sono deregolati quando manca MeCP2. Confermato il legame di MeCP2 a un microRNA ritrovato anche da altri gruppi. L’overespressione e downregolazione di questo microRNA modula la proliferazione e il differenziamento di neuroni derivati dalle staminali. Questi miRNA sono chiaramente coinvolti nello sviluppo neuronale e potrebbero diventare importanti target terapeutici. Per questo hanno iniziato screening con robot alla ricerca di molecole che possano influenzare l’alterata espressione dei miRNA osservata nei topi Rett.

 

Per finire ci sono stati due talks molto interessanti sui vettori che potrebbero essere usati per eventuale terapia genica. Uno dei problemi da affrontare nell’uso della terapia genica nella Sindrome di Rett è il controllo della quantità MeCP2 prodotta. Se il gene MeCP2 viene introdotto in cellule con MeCP2 mutata non ci sono problemi, ma se il gene sano entra nella cellula che esprime il gene normale, vi è il problema della duplice quantità di MeCP2. Gli studi presentati dimostrano che sembra che non ci siano problemi nel mettere a punto un vettore che abolisce l’espressione del gene endogeno. Questo significa che se il vettore entra nelle cellule che esprimono il gene sano non c’è problema nella quantità di MeCP2 fatta perchè il gene sano viene spento e mantenuta l’attività del vettore virale. Sono anche riusciti a controllare bene i livelli di espressione del gene MeCP2 inserito dal vettore virale nelle diverse aree del cervello e nei diversi momenti dello sviluppo. Ora i due scogli da superare sono la diffusione del virus per la terapia genica, ovvero per il momento il virus viene iniettato in una zona del cervello e non si allontana tanto dal punto d’iniezione, e il numero di copie introdotte.

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